Dalla Crisi alle Opportunità

Un evento dedicato al turismo siciliano, con l’obiettivo di raccogliere idee e riflessioni.

Presenti a

TAOBUK ed. 2026

18 giugno ore 11.00

27 Aprile
2026

DELTA HOTELS by MARRIOTT
GIARDINI NAXOS

Turismo, turismi e overtourism: criticità e visione per un nuovo equilibrio territoriale

Negli ultimi anni il comprensorio Taormina–Giardini Naxos ha vissuto una crescita turistica importante.
Sulla destinazione si sono progressivamente concentrati eventi e attenzioni di portata internazionale: dal G7 al ritorno di prestigiose catene alberghiere globali, fino all’esposizione mediatica legata al successo mondiale della serie White Lotus, che ha acceso i riflettori hollywoodiani sul territorio.

Questo insieme di fattori ha determinato un forte incremento delle presenze e dell’interesse internazionale, consolidando il ruolo del comprensorio come una delle destinazioni simbolo del Mediterraneo.

Proprio questo successo, però, impone oggi una riflessione: l’overtourism non è più una semplice categoria teorica, ma una condizione concreta che incide quotidianamente sulla vita dei residenti, sull’operatività delle imprese, sul lavoro e sulla qualità dell’esperienza turistica stessa.

Come Federalberghi Giardini Naxos riteniamo che il tema non debba essere affrontato con approcci ideologici o allarmistici. Il turismo resta la principale economia del territorio e rappresenta una risorsa imprescindibile. Ma è altrettanto evidente che senza una governance moderna e sostenibile rischiamo di compromettere proprio ciò che rende unica questa destinazione.


I sintomi dell’overtourism

I segnali sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Nei mesi di alta stagione il sistema viario collassa quotidianamente. L’asse Taormina–Giardini, i collegamenti autostradali e le arterie interne registrano livelli di congestione incompatibili con la qualità dell’esperienza turistica e con la vita dei residenti.

I tempi di percorrenza si dilatano, il trasporto pubblico risulta insufficiente e la pressione veicolare genera impatti ambientali sempre più evidenti.

A questo si aggiunge una crescente pressione sugli spazi urbani e costieri. Le spiagge, i centri storici, le baie e i punti panoramici subiscono nei periodi di picco una saturazione che riduce la vivibilità dei luoghi e impoverisce l’esperienza del visitatore stesso.

Anche il mercato immobiliare mostra segnali di squilibrio. La trasformazione di numerose abitazioni in locazioni turistiche brevi sta riducendo l’offerta abitativa per residenti e lavoratori stagionali, contribuendo all’aumento dei canoni e allo spopolamento progressivo di alcune aree.

Esiste poi un tema culturale e occupazionale. Il turismo cresce, ma spesso manca personale qualificato. Le imprese faticano a reperire figure professionali adeguatamente formate, mentre molti giovani non riescono a vedere nel turismo un percorso stabile e di qualità.

Infine, emerge una questione ambientale non più rinviabile: erosione costiera, fragilità del sistema marino, consumo di suolo e pressione sulle risorse naturali richiedono interventi immediati e una nuova idea di sviluppo.


Una nuova visione per il territorio

La visione del futuro deve poggiare su alcuni pilastri fondamentali.

1. Mobilità sostenibile e riduzione della congestione

I risultati di Turisma indicano chiaramente le priorità infrastrutturali del territorio.

Tra le proposte più votate emergono:

  • la realizzazione di parcheggi scambiatori ai margini urbani integrati con navette elettriche;
  • il potenziamento dei collegamenti ferroviari diretti con l’aeroporto di Catania;
  • la valorizzazione della rete sentieristica naturalistica.

Queste non sono semplici opere pubbliche, ma strumenti essenziali per ridurre la pressione veicolare e redistribuire i flussi turistici in modo più intelligente.

2. Difesa ambientale e rinaturalizzazione

La comunità di Turisma ha espresso una preferenza netta per il progetto “Difesa costiera naturale – Stop cemento”. È un messaggio forte che non può essere ignorato.

La tutela del paesaggio costiero, la salvaguardia del mare e la creazione di un’area marina protetta devono diventare priorità strategiche.

Il patrimonio naturale non è un vincolo allo sviluppo: è il principale asset competitivo del nostro territorio.

3. Destagionalizzazione e nuovi modelli di consumo

Un territorio che vive solo alcuni mesi l’anno resta fragile economicamente e socialmente.

Per questo assume grande rilevanza la proposta del “Polo culturale e dello spettacolo”, risultata vincente nel tavolo dedicato ai nuovi modelli di consumo.

Cultura, eventi, produzioni artistiche, congressualità e spettacolo possono creare nuovi flussi turistici distribuiti durante tutto l’anno, riducendo la pressione estiva e aumentando la permanenza media.

Anche l’organizzazione anticipata degli eventi con almeno dodici mesi di programmazione va nella direzione di una gestione più efficiente e internazionale della destinazione.

4. Turismo e comunità locale

Non esiste turismo sostenibile senza consenso sociale.

Le comunità locali devono tornare protagoniste dello sviluppo turistico.

Significa investire nell’educazione alla sostenibilità, coinvolgere le scuole, migliorare la qualità dello spazio urbano e garantire che il turismo produca benessere diffuso e non soltanto rendita per pochi.

La tutela dell’identità culturale, delle tradizioni e della qualità della vita dei residenti rappresenta oggi una condizione essenziale anche per mantenere attrattiva la destinazione.


Ristabilire l’equilibrio: partire dall’ordinario

Prima ancora di immaginare grandi opere o strategie straordinarie, è necessario recuperare una dimensione di equilibrio nella gestione quotidiana del territorio.

Ristabilire una sana gestione dell’ordinario rappresenta il primo vero passo per affrontare le sfide future.

Significa garantire servizi efficienti, mobilità fluida, pulizia urbana costante, manutenzione del verde, controllo dei flussi, sicurezza, decoro e qualità degli spazi pubblici, legalità.

Significa far funzionare bene ciò che esiste già, prima ancora di aggiungere nuove infrastrutture o aumentare ulteriormente i volumi turistici.

Per troppo tempo il territorio ha vissuto rincorrendo le emergenze stagionali: traffico paralizzato, raccolta rifiuti sotto pressione, carenza di parcheggi, sovraffollamento dei punti sensibili, difficoltà nei collegamenti.

Tutto questo produce una percezione di disordine che danneggia residenti, lavoratori e turisti allo stesso modo.

L’overtourism, infatti, non dipende soltanto dal numero di visitatori, ma dalla capacità di un territorio di governarli.

Due destinazioni con gli stessi flussi possono generare risultati completamente diversi se una possiede organizzazione, programmazione e servizi adeguati.

Ristabilire l’equilibrio significa allora recuperare il senso del limite, della pianificazione e della compatibilità tra sviluppo economico e qualità della vita.

Vuol dire costruire un turismo che non consumi il territorio, ma lo valorizzi e lo preservi.

Ed è proprio in questa direzione che le indicazioni emerse dal percorso Turisma 2026 assumono un valore strategico.


Non meno turismo, ma turismo migliore

La risposta all’overtourism non può essere la demonizzazione del turismo. Sarebbe un errore grave.

La vera sfida consiste nel governare i flussi, distribuire le presenze nel tempo e nello spazio, migliorare i servizi e aumentare il valore generato dal turismo per la comunità locale.

Serve un cambio di paradigma: passare da un modello quantitativo a un modello qualitativo.

Il percorso avviato da Turisma 2026 rappresenta, sotto questo profilo, un contributo strategico fondamentale.

I risultati della consultazione territoriale delineano infatti con chiarezza la direzione che comunità, operatori e stakeholder ritengono prioritaria.

Il dato più significativo riguarda la linea strategica più votata in assoluto: la creazione di una scuola di alta formazione turistica nel territorio, finanziata in parte dalla Regione e in parte dalle grandi compagnie internazionali.

Con 398 punti e una media di 6,75 su 7, questa proposta evidenzia una consapevolezza diffusa: il futuro del turismo passa dalla formazione del capitale umano.

Un territorio maturo non compete sul turismo low cost o sulla pressione numerica incontrollata, ma sulla qualità dell’accoglienza, delle competenze, dei servizi e delle esperienze offerte.


La sfida dei prossimi anni

Possiamo continuare a rincorrere i numeri, accettando progressivamente congestione, perdita di qualità e conflitti territoriali, oppure possiamo costruire un modello nuovo, capace di coniugare crescita economica, sostenibilità e qualità della vita.

Io credo fermamente nella seconda strada.

Occorre una regia territoriale condivisa, una pianificazione integrata tra pubblico e privato e soprattutto una visione di lungo periodo.

Le indicazioni emerse da Turisma 2026 dimostrano che il territorio possiede idee, competenze e volontà per affrontare questa trasformazione.

Il vero obiettivo non deve essere avere più turisti, ma un turismo più equilibrato, più qualificato e più rispettoso del territorio che lo ospita.

Perché il successo di una destinazione non si misura soltanto dal numero delle presenze, ma dalla capacità di garantire futuro, identità e benessere alle comunità che la vivono ogni giorno.

Antonio Tommasi
Presidente Federalberghi Giardini Naxos